Il comunicato: “…la 57. Edizione del Vinitaly di Verona ha raccolto i soliti numeri positivi: 97.000 presenze complessive con un’incidenza di operatori stranieri di oltre 32.000 di 130 Paesi… un appuntamento ancora più internazionale sempre più business e strategico”. Vinitaly Verona, ha commentato subito il Presidente della Grande Fiera, Federico Bricolo, ha chiuso un’edizione di successo, in cui il mondo del vino italiano ha saputo esprimere unità e capacità di reazione anche di fronte alle impreviste prime difficoltà…”. Infatti, il clima iniziale pieno di positività, ha avuto momenti di comprensibile e visibile preoccupazione soprattutto tra le tante delegazioni di compratori stranieri, ovviamente attesissimi, quando si sono diffuse le prime allarmanti notizie sulla moltiplicazione dei dazi a livello globale. Smentite il giorno dopo, ritoccate, ridotte, moltiplicate, pericolosamente selettive. Hanno tremato i produttori di vino e di grana, soprattutto i buyer dei grandi numeri, si è ipotizzata una perdita di sei milioni al giorno per le cantine italiane, si annunciano perfino apocalittici piani di estirpazione di viti e vigneti in eccesso produttivo. Si è parlato di container di bottiglie di buon vino italiano bloccati nei porti. Ma ci si è affidati prestissimo a esportatori credibili da sempre e ai molti nuovi. E ogni giorno un’altalena di numeri e un via vai di protagonisti ognuno con le sue lagnanze, le su pretese vagando tra vantate follie. E dichiarazioni fino a un certo punto attendibili perché contano simpatie, rapporti, amicizie sempre con la paura che piova addosso un dazio gravoso, qualche segnale negativo e si rompano troppo delicati equilibri.
Ci sono di mezzo le economie dei senza terre rare, né atomiche, né petrolio. Tanti Paesi con poco di tutto anche di storia, che sperano che qualcosa cambi anche da chi decide le sorti di tutti. Ma il Presidente Trump non è un politico facile e forse certe dichiarate simpatie non bastano ancora. Ha accettato subito, e questo è un buon segno, l’invito a venire in Italia (con quali risultati?) e forse tornerà ancora. Intanto ha usato i dazi come facile trappola per molte economie. Anche le nostre che pure subito si sono dimostrate disponibili a tutti i dialoghi. In Italia e in Europa possiamo contare su quel che abbiamo di immenso: civiltà cresciute su grandi eventi, straordinari personaggi, monumenti che confermano un passato, testimonianze visibili di una cultura che ci è invidiata. Sono minacciati, utilizzando penalizzanti dazi, tanti prodotti che sono un vanto, come i nostri vini patrimonio di un’agricoltura secolare. E siamo soltanto agli inizi. Ogni giorno un bollettino nuovo: la Cina, tanto per citare un immenso Paese, è stata minacciata da dazi proibitivi, modificati il giorno dopo. Pakistan e India si sono presi pericolosamente a cannonate. L’Iran ha minacciato l’uso di armi nucleari e intanto Trump va a fare il pieno di petrodollari dagli Emirati del Golfo mentre il mondo produttivo è allarmato dalla sagra dei dazi. E le guerre imperversano in mezzo mondo. Cosa succederà a breve, oltre ai dazi sui vini, i prodotti alimentari, i farmaceutici, le auto?

 

di Carlo Mocci