In questo periodo di grosse difficoltà finanziarie, di crolli spaventosi in borsa, di banche e istituti di credito che falliscono in giro per il mondo, di cifre stratosferiche ( che l’uomo comune non riesce nemmeno a leggere), di interventi statali a supporto di questa o quella banca, qualche amico mi chiede: tu cosa dici, li lascio quei pochi soldi che ho accumulato dopo tanti e tanti anni di lavoro?
Li ritiro? Dove li metto? Sono ancora sicure le Poste?…..
Non sono io a dirlo, i piccoli o grandi capitali che ci sono nelle banche italiane dovrebbero essere sicuri. Il sistema di assicurazione multiplo e intersecato tra le banche, denominato accordo interbancario di garanzia sui depositi, ci dà questa sicurezza. Tuttalpiù ci si potrebbe arrabbiare nel vedere che le perdite dei furbi sono pagate dai soliti (chi chiede a prestito denaro e chi deposita i risparmi). E così è perchè gli spread di oggi non sono più quelli di ieri (oltre ad un Euribor che cresce), e le remunerazioni sui risparmi non sono schizzate alle stelle come si vorrebbe in un regime globale di scarsa liquidità del sistema (domanda > offerta).
Dove sta il problema che pochi di questi miei amici non comprendono? Sta nel costo del denaro per chi deve investire. “Ma che me ne frega del costo del danaro, voglio sapere se il mio gruzzoletto è sicuro!”
Bisogna considerare che nonostante in Italia le retribuzioni medie dei lavoratori dipendenti siano, al netto di imposte e contributi, in termini reali sono equiparabili, poco superiori a 15 anni fa (incredibile!), ugualmente il costo del lavoro per l’imprenditore è aumentato del 30% (20% in Francia – 0% in Germania!).
Questo divario tra la possibilità di spendere dei lavoratori e la capacità competitiva delle imprese è il risultato della poca crescita della produttività, del mancato sgravio (almeno in termini significanti) dell’imposizione fiscale, dell’effetto dell’inflazione; è la causa, se non l’unica sicuramente la più importante, della stagnazione dell’economia italiana.
A fronte quindi di stipendi che non aumentano e di un costo del lavoro cresciuto di 1/3, una delle possibili soluzioni per rilanciare la competitività delle aziende italiane sui mercati internazionali potrebbe essere la via dell’innovazione. Ma se gli istituti di credito oltre ad aumentare il costo del danaro, impongono una riduzione dell’esposizione, dove possiamo trovare i fondi per investire in nuove tecnologie?
Ecco, questo è ciò di cui tutti noi dobbiamo preoccuparci. Solo infatti una ripresa dell’economia reale, vera, non surrogata da inciuci governativi del “mal comune – mezzo gaudio” (cioè stiamo male tutti che va bene!), solo questa ripresa economica renderebbe sicuro ed “importante” il gruzzoletto in banca dei risparmiatori.
di Nereo Marzaro
