La pianta del tè (Camellia sinensis) è un sempreverde della famiglia delle Camelie che cresce nei climi tropicali e sub-tropicali in terreni alti ed acidi dislocati in aree piovose e soleggiate per almeno quattro ore al giorno. Le prime piantagioni comparvero attorno al 2700 a.C. fra l’India del nord e la Cina, con più precisione tra le pendici dell’Himalaya e lo Yunnan.
Leggenda vuole che la prima tazza di tè sia stata bevuta dall’imperatore Shen Nung nel 2737 a.C. dopo che alcune foglie della pianta caddero nell’acqua che stava facendo bollire. Fuori di leggenda, la bevanda che tutti noi conosciamo (in cinese “cha”) ha origini più recenti; se ne cita l’uso in cronache della tarda dinastia Zhou (III sec. a.C.) e lo si ritrova come bevanda per il banchetto reale del re di Wu nel terzo secolo d.C.; ma è solo con la dinastia Tang (618-907 d.C.), che il tè ebbe la sua consacrazione ufficiale grazie al “Cha Jing” (Canone del Tè), opera scientifico-letteraria del taoista Lau-yu (metà VIII secolo d.C.). Attorno al Mille, sotto la dinastia Song, nacquero le prime cerimonie del tè e la produzione si specializzò, introducendo tecniche come la macinazione delle foglie (diancha) e la battitura con un piccolo frullino di bambù fino a creare una schiuma bianca e cremosa, chiamata “fiore di latte”.
La produzione e il consumo del tè in Giappone iniziarono nell’Ottocento, restando a lungo prerogativa di nobili e sacerdoti. Le prime frammentarie notizie sul tè giunsero in Europa assieme ai resoconti di Marco Polo che si disse stupito dell’enorme quantità consumata in Cina. Finalmente nel 1500 Giovanni Battista Ramusio nel suo ponderoso Navigationi et viaggi regalò all’Europa la prima descrizione completa dell’infuso di foglie di Camellia sinensis.
Le importazioni di tè in Europa iniziarono ad opera dei mercanti portoghesi del XVI secolo. Il primo carico documentato, proveniente da Canton, fu sbarcato nel 1610 dalle navi degli Olandesi della Compagnia delle Indie. Della magica foglia, si vantavano in primis le virtù terapeutiche, ma l’elevato costo, gravato anche dalle tasse d’importazione ne limitava il consumo alla media borghesia. Nel 1657 Thomas Garway, titolare della coffee houses sulla Exchange Alley di Londra, fu il primo esercente inglese a vendere e servire il tè alla sua clientela di caffeinomani; per incentivare il consumo della nuova bevanda Garway fece addirittura preparare un opuscolo promozionale in cui si descriveva sia il tè che le attrezzature per prepararlo e degustarlo. Molte vecchie “coffee houses” cambiarono insegna e divennero “Penny Universities”, locali in cui con un penny si poteva sorseggiare una tazza di tè leggendo il giornale e conversando con i vicini sui fatti del giorno; erano gli antenati di quei Club privati che divennero famosi nell’Inghilterra vittoriana. Con una mescita di tè iniziò anche la fortuna di Harold Lloyd, che culminò nella fondazione della Compagnia di assicurazioni che da lui prese il nome: i Lloyds di Londra.
Il tè furoreggiava in Inghilterra dove nel 1700 si arrivò a contare ben trentamila Mercanti di tè. La Compagnia Britannica delle Indie Orientali gestiva il monopolio della vendita del tè nelle colonie, affermando così il diritto del Parlamento britannico a tassare le colonie anche sui prodotti di prima necessità. I mercanti americani avrebbero anche accettato il pagamento della tassa, a patto di essere rappresentati nel Parlamento di Londra. Si arrivò ai ferri corti, al punto che alcuni coloni, travestiti da nativi americani, salirono a bordo delle navi della Compagnia ancorate nel porto di Boston e gettarono in mare 342 casse di tè. L’episodio, passato alla storia come il “Boston Tea Party”, portò a una dura reazione del Regno Unito che a sua volta radicalizzò ulteriormente il conflitto, sfociando infine nella Guerra d’Indipendenza Americana (1775-1783).
Per merito di commercianti e di imprenditori come Fortune, Taylor, Lipton e Bruce e con l’incoraggiamento della Duchessa Anna di Bedford, che inaugurò il rituale del tè delle quattro del pomeriggio, nel 1890 la moda del tè divenne pressoché universale. Il tè fu confezionato da Thomas Lipton in piccoli pacchetti per mantenerne la freschezza. Nell’esposizione di Saint Louis del 1904, venne per la prima volta presentato il tè ghiacciato. Nello stesso anno Thomas Sullivan, un mercante di tè di New York, inventò le bustine di seta per contenerlo. A fine ‘800, sia in Inghilterra che in America, gli hotel di lusso si attrezzarono con speciali locali destinati al tè pomeridiano. Divennero famose le tea rooms e le tea courts degli Hotel Ritz di Boston e del Plaza di New York.
Oggi le maggiori piantagioni di tè sono in Argentina, in Brasile, in Cina, in Indonesia, Kenia e Sri Lanka. Le diverse tipologie di tè in commercio dipendono principalmente dalle modalità di produzione e dalle condizioni ambientali in cui crescono le piante. La classificazione si basa sul grado di fermentazione delle foglie: il tè verde non viene fermentato, il tè oolong è un semi-fermentato, mentre il tè nero è completamente fermentato. Inoltre, la varietà dei tè è influenzata anche dal numero, dalla quantità e dall’altezza delle foglie raccolte, oltre che dalla specifica zona di coltivazione e dal clima locale. Questi fattori combinati determinano le caratteristiche organolettiche e il profilo aromatico di ciascun tipo di tè che è ora la bevanda più diffusa nel mondo; ogni secondo nel mondo si dice che se ne bevano quattordicimila tazze, con i francesi e gli italiani ultimi nelle classifiche internazionali.

di Sergio G. Grasso