Mi piacciono? Si, ma non ne vado matto, di certo non spendo le cifre di cui sento dire dagli aficionados veri o presunti. A tavola per me contano molto l’atmosfera e la compagnia. Ed ecco qualche crostaceo sbucare dall’archivio del mio lungo errare nel mondo. La barca a vela puntava su Cayo Piedra, al largo di Varadero e i ragazzi lanciavano sul ponte le aragoste (o forse astici?) catturate con le mani sul fondale visibilissimo per l’acqua così trasparente. Il colpo di machete tagliava in due, per il lungo, l’animale e giù nell’acqua bollente. Il pranzo era pronto. Si beveva cerveza “Lagarto”, made in Cuba. La corrente atlantica del Benguela batte forte sulla Costa degli Scheletri in Namibia ed è proprio quell’acqua fredda a rendere buonissimi – dicono – gli scampi di Swakopmund. Si mangiano in tutti i modi: alla griglia, fritti, bolliti, stufati e le sensazioni sono magiche; da una parte l’oceano, dall’altra le dune del deserto del Namib, alte più di cento metri e la luna sopra di loro ti fa sentire piccolo. In Vietnam, scendendo da Huè e superata Da Nang, lungo la litoranea del Mar Cinese Meridionale (che per i vietnamiti è il Mare dell’Est) si incontra un minuscolo villaggio: Hoi An. È difficile da trovare anche sulla carta e prende subito il cuore, tanto è affascinante. La vecchia padrona di quel localino sul porto accomodò me e Gianna all’unico tavolo sul poggiolo e conoscemmo i gamberi di mare con una salsa speziata….divina! Il suo colore rosso restò sotto le nostre unghie per giorni, mentre il ricordo di quel sapore continua ancora. Qualche decennio fa ho fatto per un certo tempo il pendolare su Parigi; occupavo un miniappartamento proprio sopra un ristorante tutto huîtres, fruits de mer et coquillages. Al mattino, andando in ufficio, incontravo Gaston, il maître ecailleur, con grembiule di gomma, coltello e stivali già impegnato ad aprire, sgusciare e pulire. Bonjour Monsieur – mi diceva mostrando con ampio gesto il banco da esposizione – quelle merveille! Già. Altri crostacei….altri anni.