Formazione, qualità e umanità: i veri ingredienti dell’ospitalità che funziona
Un’estate particolare quella appena trascorsa, con un flusso turistico altalenante ed imprevedibile. Spiagge vuote, con notizie dei media false che annunciavano grandi flussi di turisti nazionali ed internazionali sulle autostrade con bollino rosso, cosa che si è rivelata assolutamente non vera.
Certamente la situazione politica internazionale non favorisce la spensieratezza della vacanza, gli stipendi ancora non più sufficienti per il carovita e in più operatori turistici distratti e logorati dalle complicazioni del gestire. Carenza di personale, mancanza di formazione delle risorse umane, progetti di marketing turistico dello Stato, Regioni, Provincie e Comuni fallaci, che decretano una inevitabile riduzione dell’introito del comparto. Tutti incapaci di ragionare sulle reali esigenze e ricerche della persona in vacanza. Il segnale ce lo hanno dato stranieri e turismo interno che hanno scelto gli entroterra; minori costi di soggiorno e di spesa generale, maggiore salubrità dei territori, miglior cibo, più ospitalità e minore fretta. Attività meno belle e arredate ma sincere e vere, gente al servizio più disponibile e piacevole hanno decretato un importante afflusso nei borghi storici italiani. Meno prodotti prefiniti, più materie prime trasformate nelle ristorazioni collinari e di montagna, vino sfuso e buono senza bottiglie dal packaging affascinante con vini discutibilissimi. Parcheggi a volontà, fresco serale, piccoli spettacoli di bar, come si faceva una volta, di paese, hanno fatto sì che il segnale sia stato forte e chiaro. Il turista al centro: basta con gli spiedini di pesce congelato, primi raffazzonati, pesce d’allevamento puzzolente con prezzi improponibili.
Meglio una pasta fatta in casa al sugo di carne, una salsiccia, una costina di agnello e un bicchiere di vino buono. L’accoglienza del locale pubblico deve semplificarsi il ristoratore deve trasformare le materie prime locali fresche e saperle conservare per ottimizzare i costi. Fondamentale apprendistato e formazione delle risorse umane e, soprattutto, degli operatori che troppo spesso sono riscaldatori di pietanze. È per questo che da oltre 50 anni lavora la Sirman con il suo staff per formare il comparto turistico in Italia.
di Stefano Renzetti
