Praticata sin dall’epoca romana, tanto che Plinio e Marziale scrivevano di come l’olio istriano fosse apprezzato, l’olivicoltura ha avuto anche qui, come avvenuto in molte Regioni per tutto il Medioevo, un insieme di vicissitudini negative che ne hanno determinato progressivamente il quasi totale abbandono, evitato grazie soprattutto all’opera dei Monaci Benedettini. La coltura dell’olivo riprese lentamente nell’era moderna, arrivando ad una timida presenza su quasi tutto il territorio collinare, fino alla tremenda gelata del 1929 che distrusse quasi tutto. Poi ci fu la guerra. Solo dopo il 1980 si è assistito ad una positiva ripresa della coltivazione, a partire dal territorio di San Dorligo della Valle Dolina, ove l’olivo non era mai stato completamente assente. Notevole impulso è stato sicuramente fornito dall’ERSA (Ente Regionale per la Promozione e lo Sviluppo dell’Agricoltura), che ha provveduto ad individuare i terreni adatti all’impianto di oliveti e stimolato la propagazione delle cultivar autoctone, recuperate e partire da piante madri di Bianchera, Gentile di Rosazzo, Buka, Leccio del Corno e Carbona. Adatte a crescere in queste zone sono state giudicate anche Leccino, Frantoio, Pendolino, Moraiolo e Maurino, come pure Casaliva, Grignano e Favarol. Gli ettari attualmente coltivati sono circa 230, con tendenza costante all’incremento. La produzione è molto orientata all’autoconsumo, con pochi produttori capaci di arrivare sul mercato, spinti dal ritrovato entusiasmo e dalla voglia di qualità riassunta nella DOP Tergeste.
Azienda Agricola Russiz Superiore
Erede di una famiglia che produce vino da cinque generazioni a partire dalla seconda metà del 1800, Roberto Felluga conduce le due Aziende “Marco Felluga” di Gradisca d’Isonzo e “Russiz Superiore” di Capriva del Friuli con attenzione alle tradizioni del territorio sostenuta da continua ricerca, mirata al costante miglioramento qualitativo, anche in collaborazione con i Dipartimenti di Agronomia delle Università di Torino, Milano ed Udine, oltre che con l’ERSA. Non è quindi casuale l’eccellenza produttiva ottenuta dai complessivi 160 ettari di vigneti. Sulle colline del Collio, a Russiz Superiore, sono presenti anche 450 piante di Bianchera, Maurino, Leccino, Frantoio e Pendolino coltivate a vaso su 1,5 ettari di oliveto. Dopo raccolta manuale all’invaiatura e trasporto in piccole casse aerate, le olive sono state subito lavorate, con tecnologia continua, presso il Frantoio della Società Cooperativa Agricola di Trieste. L’Olio Extravergine di Oliva Russiz Superiore così ottenuto è limpido, di colore verdino reso brillante da delicati riflessi gialli, di fruttato verde accompagnato da profumi freschi di erba appena falciata, mandorla verde e cardo, che sfumano su un lieve accenno di erbe aromatiche e foglia di pomodoro. Molto fluido ed inizialmente dolce, evidenzia subito una bella presenza di piccante ed un delicato e pregevole amaro che caratterizza soprattutto il finale dell’assaggio. Difficile immaginarne limiti di utilizzo.
Azienda Agricola Giovanni Dri – Il Roncat
Da oltre 40 anni conosciuto ed apprezzato produttore di vini d’eccellenza, tra cui spiccano il Ramandolo ed il Picolit, nel 2001 Giovanni si è innamorato anche dell’olivicoltura, ed ha iniziato a condurre 2000 piante di Bianchera, Leccio del corno, Leccino, Grignano, Moraiolo, Pendolino e Picholine allevate a vaso su 4,2 ettari di oliveto di proprietà ubicati in Località Adorgnano, nel Comune di Tricesimo. La passione per la terra e l’orgoglio delle origini sono racchiuse già nel nome del suo prodotto: Uèli (olio in friulano), proposto nelle etichette Bianchera (monocultivar) e Olivaggio. L’Olio Extravergine di Oliva Uèli Olivaggio è il blend di tutte le cultivar aziendali. Ottenuto da olive raccolte manualmente alla fine di novembre, trasportate in casse aerate e lavorate in giornata con impianto tradizionale, è di colore verde giallino, quasi limpido per decantazione naturale. Ha il fruttato di oliva ancora verde arricchito da profumi di cardo gobbo, erba, mela verde, mandorla e lievi sentori di erbe aromatiche. All’assaggio è molto fluido, vivacizzato dal piccante piacevolmente prevalente sull’amaro e sulla sensazione dolce sempre ben presente, risultando quindi capace di garantire un utilizzo molto ampio, solo dosandone sapientemente la quantità.

di Renzo Ceccacci