Attenzione, non parliamo di aspetti quantitativi. Valutiamo sempre la sicurezza di alimenti e bevande. Specifichiamo che per uso proprio, in ambito domestico, ognuno è libero di fare ciò che ritiene più consono, ma quando consideriamo un’attività rivolta a terzi, l’obbligo di garantire la sicurezza alimentare deve sempre essere tenuta presente. Se poi queste norme di corretta prassi vengono applicate a titolo volontario anche in ambito domestico, nulla da eccepire!
I parametri da considerare sono sempre gli stessi: qualità della materia prima, modalità di conservazione, procedure di trasformazione/produzione. La fase della raccolta è molto delicata. È più semplice se consideriamo piante coltivate (le piante allimurgiche). Ma soprattutto se puntiamo su piante spontanee, dobbiamo fare lo stesso ragionamento della raccolta dei funghi: si deve conoscere molto bene il prodotto che ci interessa, altrimenti aumenta il rischio di raccogliere qualcosa di non commestibile, forse semplicemente non digeribile, ma anche potenzialmente velenoso. Attenzione, le App per smartphone non sono infallibili! Si passa poi alla preparazione del materiale. Nel terreno, non mancano microrganismi e non mancano spore ubiquitarie come – tanto per fare un esempio – spore di Clostridium botulinum. Un eventuale lavaggio deve essere molto accurato, eseguito con acqua pulita, corrente, in abbondanza. L’utilizzo di bicarbonato di sodio per abbattere la carica microbica viene praticamente validato soltanto in lavori promossi dal principale produttore! Difficile dare credito a lavori così gestiti. L’utilizzo di derivati del cloro non sembra il sistema più popolare, anche se efficace (con risciacqui accurati). L’utilizzo di perossido di idrogeno potrebbe aiutare a superare dubbi e perplessità. La corretta conservazione – passando attraverso una fase di essicazione – deve anche garantire che non si si sviluppino muffe, con produzione di micotossine. Per ridurre questo rischio, diventa anche fondamentale scegliere la stagione giusta (“tempo balsamico” corretto) e le condizioni meteorologiche più opportune. È anche importante che la raccolta avvenga in zone sufficientemente lontane (almeno 500 m) da centri abitati, strade, zone industriali e artigianali o altre zone con potenziale rischio di contaminazione. Il materiale botanico, una volta essiccato e confezionato per la vendita, deve essere portato e conservato a una temperatura di -18°C per almeno 48 ore, per neutralizzare eventuali parassiti. Attenzione agli abbinamenti nella composizione della tisana o del preparato da mettere in infusione: non si cerca soltanto di ottenere una bevanda dal gusto piacevole, ma spesso di avere una bevanda con proprietà particolari (digestiva, balsamica, tranquillante, drenante, energizzante, dimagrante, stimolante, … o, perché no, afrodisiaca o presunta tale). A questo punto non possiamo tollerare dubbie alchimie ma dobbiamo considerare l’ambito della scienza farmacologica. Vi sono validi motivi per suggerire di evitare il fai da te e di orientarsi verso miscele pronte che diano sufficienti garanzie. È doveroso suggerire una particolare attenzione alle PPL (Piccole Produzioni Locali), come sono state regolamentate dalle Regioni Veneto e FVG con l’apporto fondamentale dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie. Vengono contemplati 18 infusi diversi con le composizioni ben definite. Altre formulazioni devono essere validate da un farmacista o da un erborista, per la tutela del consumatore. Allora perché complicarsi la vita, quando c’è chi si è preparato per lavorare bene e offrire un prodotto sicuro e di qualità?

di Luigi Tonellato