Noi, nipotini sfollati in magri tempi di guerra, preferivamo gli infusi quasi bollenti di foglie e fiori raccolti nei campi. Comunque, buoni. Ci avevano spiegato, le brave padrone di casa, che c’erano anche le tisane e perfino l’esotico tè. Ma noi allevati a scodelloni di latte a tutte le ore, pasti compresi, eravamo abituati a quelli, compresa la confidenza con le mucche, obbligate produttrici. Adesso, dicono con sapiente insistenza che il latte appena munto fa male per via di certi batteri pericolosi come la Salmonella. E allora va assolutamente bollito per una decina di minuti e poi pazientemente conservato in frigo per un paio di giorni. Ma non rinunciamo assolutamente al latte crudo specie d’inverno accanto ai diffusissimi infusi, tisane e il tè (Camellia sinensis), quest’ultimo con una storia secolare.
Dopo una trentina d’anni, ci sarà una prova diversa. L’editore ha abbandonato un filone gastronomico classico con carni e verdure, vini e birre, paste e risi, pesci, focacce e pizze per sfidare l’intelligenza creativa e la sorprendente fantasia dei nostri cuochi. Non si tratta più soltanto di una sfida ai fornelli: potrebbe essere un gioco goloso, o piuttosto la volontà di verificare quanti si credono abili e devono dimostralo ancora. Con una prova diversa. Ma ancora una volta nelle stesse pagine, stesse presunzioni professionali, spesso stesse firme. Lo scopriremo ad ogni prossima pagina.

di Carlo Mocci